lunedì 18 novembre 2013

La posizione neutrale e la scoperta del pensiero dicotomico

Curioso.

E' incredibile come spesso le mie ricerche mi conducano ad affrontare tematiche tali per le quali, al termine delle mie riflessioni, arrivo a conclusioni simili a quelle rilevate dalla psicologia.
In particolare da quella branca della psicologia che studia le distorsioni cognitive.

Anzi, no, in fondo non dovrei esserne così sorpreso.
Molti studiano la psicologia proprio per capire, oltre che gli altri, anche sé stessi.
Anche solo leggendo il titolo del post, coloro che hanno esperienza su tali argomenti intuiranno in anticipo il soggetto su cui scriverò adesso.

Particolare è il caso su cui ho riflettuto in questo ultimo periodo.
Un elemento sottovalutato da molti, qualcosa che filtra tutto ciò che vediamo nella vita di tutti i giorni, assegnando a questi eventi un significato "polarizzato".. di parte.

Ragionare in bianco e nero.
Prendere una posizione opposta ad un'altra.
Ragionare per estremi, abbandonando la posizione neutrale in favore dello schieramento.

Tutto questo prende un nome.

"Dicotomia".

Ho sempre pensato che pensare in bianco e nero fosse una cosa normale, per questo ho sempre tralasciato questo argomento senza approfondire mai.
Non pensavo davvero che questo approccio alla realtà avesse delle implicazioni così profonde, e che così tanti fattori potessero emergerne.

E' una condizione naturale in fin dei conti.

Alla base del nostro identificarci in qualcosa.
Alla base del prendere una posizione.
Alla base del giudicare quello che si vede in termini di giusto o sbagliato tenendo fuori l'esperienza personale, i fatti e l'osservazione critica.

Quante volte parlando o litigando con qualcuno ho usato la parola "sempre" e "mai" anche quando non parlavo genericamente?.

"Sei sempre in ritardo!".
"Ti comporti sempre male nei miei confronti!".
"Non ti sforzi mai di essermi di aiuto!".
"Non fai mai niente!"

Mi è capitato spesso.
Anche questa è una facciata che deriva dal ragionare per estremi, mi rendo conto che questo modo di ragionare e di comportarsi.. alla lunga ha effetti molto distruttivi sui rapporti interpersonali.

Pensandoci la dicotomia è diventata a tal punto parte integrante della nostra società che sembra impossibile vivere una vita distaccata da tale concetto.

Quando si parla di una "distorsione cognitiva" ci si aspetterebbe che non si parli in generale.
Come quando parli del diabete, ti aspetteresti che solo una fetta di popolazione ne sia colpita.
Eppure quanto spesso ci capita di prendere una posizione ed essere irremovibili a prescindere?.
( ne parlai anche in un altro post, che potete leggere qui )

Riguarda tutti, me compreso, per quanto io mi sforzi di non prendere posizioni, ogni tanto mi capita.

Penso che cercare di ragionare su un livello neutrale è il prerequisito per la risoluzione di un conflitto, come l'identificarsi in una fazione è il prerequisito per iniziarlo.
In fin dei conti, come dissero quei tali, le emozioni non dipendono dagli eventi esterni ma dal significato che una persona attribuisce loro.

E' come se le persone avessero paura che il ragionare su suolo neutrale li porti a perdere la loro identità.
Loro stessi.
I loro privilegi.
La loro superiorità.

Poi certo, la maggior parte di noi non è in cerca dell'illuminazione o della santità.
Per talune cose trovo poco credibile che non si debba prendere una posizione.
Siamo esseri umani, però vale sempre la pena rifletterci e cercare di essere migliori.

Anche questa è evoluzione. 




lunedì 11 novembre 2013

Riflessioni sulla pietà: Radici di vita quotidiana

Cammino spesso sotto i portici di Bologna.

Questi portici sono incredibilmente efficaci nel consentire l'uso del centro storico anche quando piove. Bologna è famosa per questo particolare.

E' proprio sotto i portici che si trovano spesso i senza tetto..e le persone che chiedono denaro per tirare avanti, fra la menzogna e la necessità reale.

L'altro giorno quando ci pensavo mi è saltato in mente il Bushidō, il codice d'onore che avevano i Samurai.
Un'altra immagine che mi ha evocato è la stratificazione a caste famosa nella società indiana.

Sono solo esempi, ma penso a questi due parallelismi perchè entrambi condividono una visione discriminatoria del valore personale.
Sono esempi che hanno avuto (e che spesso hanno ancora..) un impatto sociale molto forte.

Per visione discriminatoria intendo che all'interno di questi riferimenti, lo status di una persona, l'appartenenza ad una casta molto bassa o la perdita dell'onore comportano la totale perdita del proprio valore di essere umano.
Nei casi più evidenti le persone non ti considerano più come un loro pari, spesso ti ignorano.

Tralasciamo il passato per un momento, voliamo alla nostra vita di tutti i giorni.

Perchè molte persone ignorano coloro che vivono per la strada a prescindere?.
Perchè molte persone sane che vedono una persona disabile, si girano dall'altra parte facendo finta di essere intente a fare dell'altro?.

Ciò che mi chiedo oggi è la cosa seguente: E' possibile comparare la visione discriminatoria menzionata sopra, con il nostro comportamento? ci sono dei punti in comune?.
Mi rendo conto che ho fatto una associazione un po' forte, la scelta è voluta al fine di dare la possibilità di approfondire maggiormente.

Provo a rispondermi da solo, vediamo cosa salta fuori.

Se penso a me stesso non ho problemi ad ammetterlo..  l'ho sempre fatto.
Rifletto.
"Lo faccio perchè non voglio che si accorgano che li guardo. Lo faccio perchè se si sentono osservati si sentono anche giudicati come diversi e non voglio che stiano male per questo".

Questa riflessione mi porta a scrivere che la comparazione che ho fatto sopra è corretta per quanto riguarda l'atto di ignorare, ma nella radice di tale atto trovo molta differenza.

L'intenzione non è di ignorarli perchè valgono meno di me..  immagino che questo valga anche per molte altre persone.
Questo già di per se' è una grande differenza.
Se mi mettessi nei panni di questi individui, tuttavia, percepirei una cosa ugualmente simile alla discriminazione.

Questo sta a significare semplicemente che, a prescindere dall'intenzione, il problema rimane.

E' il frutto del ragionare per estremi?.
Se li guardo faccio loro un torto quindi smetto proprio di guardarli? ignorandoli?.
Ci deve essere una via di mezzo.

Forse sbaglio, ma la pietà perde valore ai miei occhi, in favore del rispetto.
Questo perchè pensare alla pietà mi ricorda due parti, una che è superiore e una che è inferiore.
Persino il dare del denaro ad una persona bisognosa mi evoca lo stesso sentimento, se lo faccio per pietà.

Trovo poco plausibile che questo sia casuale.

Mi piacerebbe che se aiutassi una persona, non lo facessi perchè mi fa pena o perchè ho pietà di lei.
Mi piacerebbe aiutarla perchè è un essere umano, al pari di me, con un sentimento di empatia che non nasce dalla pietà bensì dal rispetto.
Forse se la vedessi in quei termini, inconsciamente mi comporterei diversamente, forse non darei più l'impressione di giudicare gli altri quando li guardo.
Secondo i linguisti, più del 90% della nostra comunicazione giornaliera è non-verbale.
Sono convinto che la radice delle nostre emozioni possa fortemente influenzare il nostro modo di esprimerle.

Mi domando in che modo ci possa essere una opportunità di crescita su questi frangenti, da qualche parte si deve pur partire, nelle piccole cose di tutti i giorni.
Un buon inizio, per me, è stato il semplice atto di salutare queste persone, augurando loro buona giornata.

Non sembra, ma è investendo nelle piccole cose che si ottengono i sentimenti più grandi.







 


giovedì 31 ottobre 2013

Un punto di svolta

Fu due anni fa, più o meno.

A lavoro mi dissero che sarei dovuto andare in Svizzera per un po' di tempo, per apprendere quanto più possibile su alcune tipologie di macchine automatiche.

Da tempo cercavo un'apertura che mi consentisse di staccare dalle attività quotidiane per concentrarmi su qualcosa di nuovo.

Mi sono così ritrovato in Svizzera a passare un po' di tempo per conto mio, con pochi altri colleghi.

La sera era il periodo in cui passavo più tempo da solo.

E' stato durante questi momenti che mi ha preso una forte insoddisfazione, forse perchè avevo più tempo per riflettere.
Insoddisfazione principalmente orientata al mio essere una persona passiva, manipolabile.. schiva nei confronti degli altri, incapace di esprimere la propria volontà, dipendendo sempre da quello che dicevano coloro che mi stavano attorno.

Per tutta la vita mi sono dedicato solo ai miei interessi dimenticandomi di me stesso, di come gli altri mi percepivano.
Mi sono autodefinito una persona debole e senza risoluzione. (scrissi un post al riguardo di quest'ultima)

Nei libri e nelle conferenze sono nascoste tante verità.. e tante sciocchezze.
Non è raro trovarvi concetti espressi in modo molto estremizzato al solo fine di dimostrare qualcosa.
..Però da qualche parte dovevo pur partire! e poi non tutto il fumo è senza arrosto!.

Decisi che dovevo trovare quanto più materiale possibile per alimentare la mia crescita personale.
Ho preso visione di video e libri sull'argomento, ho cercato su internet qualsiasi cosa che potesse attirare la mia attenzione e creare un conflitto dentro me stesso.

Perchè cercavo un conflitto? perchè sapevo che senza mettermi in una situazione che sfidasse il mio vivere ordinario, probabilmente non avrei assorbito quanto volevo.
Cercavo informazioni pratiche, che avessero un riscontro immediato.
Più gli argomenti trattati sfidavano il mio ragionamento e più mi sentivo un bambino smarrito.

Ho sempre accettato che il mio modo di parlare fosse normale, che la mia voce fosse bella e intonata.
Ho sempre pensato che il modo in cui scrivevo fosse decente.
Ho sempre pensato che quello che dici in una conversazione è l'elemento più importante.
Ho sempre pensato che quando parlavo con una persona, tenessi realmente conto del suo punto di vista.

Questo finchè non mi sono ascoltato con un registratore.
Questo finchè non ho letto un libro di scrittura creativa.
Questo finchè non mi sono scontrato con la dura realtà nella quale il linguaggio non verbale e il modo in cui dici le cose è più importante del contenuto stesso.
Questo finchè, all'interno di un dibattito non mi sono chiesto "ok, cosa hai capito di quello che ti ha appena detto? prova a ripeterlo a parole tue.".

Eppure quando andavo in libreria ridevo di materiale come questo, ci facevo le battute, è un argomento che non ho mai preso seriamente, per qualche motivo.

Che sia solo la frustrazione e l'insoddisfazione che mi hanno portato ad interessarmi di un soggetto simile?.
Da cosa dipende l'intuizione che ci porta a metterci nei panni di persone altrui e a mettere in discussione noi stessi? Ha a che fare con quanto siamo empatici?.
Questo mondo è davvero inaffrontabile senza indossare una maschera che ci renda interessanti agli altri?.

Come cosa o dove che sia, è stato per me un punto di svolta.







lunedì 28 ottobre 2013

Top 3 scoperte personali del 2013 (Gennaio - Ottobre)

Ogni anno ognuno scopre delle cose nuove.
Approfondisce cose che già sapeva.
Mette in discussione cose che dava per scontate.

Ebbene, quest'anno anche io ho scoperto cose nuove.
Ho approfondito qualche aspetto di ciò che già sapevo.
Ho messo in discussione qualcosa che davo per scontato.

Non potendo elencare più di tanto, per motivi di estensione, mi sono limitato a scegliere le mie prime tre scoperte personali di quest'anno, le elencherò dalla meno importante alla più importante (la cosa è soggettiva ovviamente).

Ho sperimentato su me stesso ognuna di queste tre cose, ottenendo diversi benefici.

Chissà che questi piccoli accorgimenti non tornino utili anche ad altri =) .




TOP 3 PERSONAL DISCOVERIES OF 2013. (In inglese fa più figo)



N. 3: Metil Sulfonil Metano - MSM

In realtà ho scoperto questo elemento circa 5-6 anni fa (se non erro), ma ho realizzato e ho letto delle sue proprietà solo di recente.
Al tempo soffrivo di seri problemi intestinali, che mi provocavano un notevole ingrossamento delle tonsille.
Dopo aver visitato un medico omeopata, oltre che alle varie ed eventuali, mi fu prescritto questo integratore per una settimana.
In questo arco di tempo.. e con qualche correzione dietetica, intravidi enormi miglioramenti.

E' stato solo poco tempo fa che ho iniziato a studiare un pochetto gli effetti di questa strana sostanza.
Zolfo organico, Metil Sulfonil Metano (MSM), la forma biologica in cui lo zolfo è presente all'interno del nostro corpo.

La prima volta che fu scoperto lo zolfo organico, venne notato sotto un'altra forma chiamata "DMSO", forma che però dava qualche controindicazione, come odore sgradevole e saltuari episodi di irritazioni cutanee.
Si è quindi creato l'MSM, che è un derivato del DMSO.

Cari miei, questo integratore non è da prendere alla leggera, ha talmente tanto impatto sul corpo delle persone afflitte da problemi che questa descrizione non è sufficiente per enumerare il tutto.
In questa sede mi limiterò ad elencare le applicazioni più conosciute di questo elemento:

- Miglioramento di tutto il tratto digestivo. ( stomatiti, intestino irritabile o danneggiato, stipsi o diarrea, ecc. ecc.)
- Trattamento di tutti i tessuti flessibili (es. dolori cronici, artriti, sclerosi, tunnel carpale, ecc ecc.).
- Lesioni.
- Proprietà analgesiche e antinfiammatorie molto marcate.
- Dilatazione dei vasi sanguigni.
- Ripristino dei legami incrociati del collagene (cicatrici di lesioni o di ustioni, ecc.).
- Potente antiossidante.
- Potente detossificante e legante a metalli pesanti.
- Supera facilmente la barriera ematoencefalica, dando benefici in caso di malattie neurologiche.
- Ecc. Ecc.

Ulteriori informazioni sono reperibili su google, l'MSM è facilmente reperibile in farmacia, in taluni prodotti o creme.. e nei negozi di integrazione.


N. 2: Oil Pulling - OP


L'oil pulling è una pratica inusuale, ma molto potente.
Non sarei sorpreso se non ne aveste mai sentito parlare.

Si tratta di una pratica ayurvedica, praticata da migliaia di persone in tutto il mondo.

Chi pratica questa tecnica, la mattina presto, prepara un cucchiaio da cucina di olio di sesamo / girasole e lo usa come un colluttorio per una durata che va dai 15 ai 20 minuti.
Durante questo lasso di tempo, tenendo i denti chiusi, con la lingua si spinge l'olio fra i denti, senza ingerirlo mai.
Al termine di questo sciacquo, (che può essere eseguito fino a 3 volte durante il giorno a stomaco vuoto, a seconda della gravità dello stato di salute), si sputa il misto olio-saliva e ci si lava i denti.

Il contenuto batterico dell'olio sputato è molto elevato e la qualità della pulizia del cavo orale risultante è molto elevata.
Avete intenzione di ridurre le visite con il trapano? l'Oil Pulling è semplicemente fenomenale, e non si limita alla salute orale.

Un link carino: http://lastampa.it/2013/07/10/scienza/benessere/medicina-naturale/oil-pulling-lunga-vita-a-denti-e-gengive-BCwYxsyZBbAvqaWzXEk6vN/pagina.html

Studio menzionato nel link: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18408265


N. 1: Vitamina C

All'inizio del post ho scritto che ho anche messo in discussione qualcosa che davo per scontato.
E' questo il caso della vitamina C.

Mi sono interessato di questo argomento durante una breve ricerca sulla vitamina C liposomale, nota per la sua elevatissima assorbibilità.
Sfogliando fonti, studi e comparazioni sono rimasto sbalordito:

In primis per l'individualità che ogni persona ha verso la vitamina C, che varia da 100 a 1000 volte (Lewin - Vitamin C - pag. 182-183) e successivamente all'immediato innalzamento della soglia di tolleranza corporea alla vitamina C in caso di malattia.

In individui sani, l'assunzione giornaliera di 4-5 grammi di vitamina C dopo i pasti (divisi in almeno 4 dosi) è generalmente ben tollerata, non comporta diarrea (sintomo principale di saturazione da vitamina C) ed è ben assorbita durante il corso della giornata.
Il motivo delle dosi frequenti è il seguente: vita media della vitamina C = 30 minuti!.

Ebbene, qui viene il bello.

In stato di malattia la tolleranza passa da questi 4-6 grammi a cifre esponenzialmente più grandi.
In caso di mononucleosi, ad esempio, la tolleranza può persino raggiungere i 200 grammi.
Questo significa che, seguendo l'esempio, durante la mononucleosi, un paziente che prende dosi tali di vitamina C non sarà soggetto a diarrea in quanto il consumo da parte del corpo di vitamina C aumenta esponenzialmente.

Questo fa riflettere.

L'uomo non produce vitamina C per conto suo, deve ingerirla dall'esterno.
Il quantitativo di vitamina C presente nei corpi degli animali che lo producono per conto proprio spazia da 5 grammi a 10 grammi di media, e aumenta nel caso di malattia.

Allo stato attuale, il dosaggio raccomandato giornaliero per via orale.. per la vitamina C si aggira ufficialmente dai 60 ai 120 mg.
Il livello di 60mg al giorno è stato deciso in quanto su tale soglia si allevia la sidrome da carenza di vit. C, non è necessariamente la quantità adeguata per una salute ottimale, cosa normalmente non nota .
[Ames Bruce et al., Proc. Nad. Acad. Sci. USA "Oxidants, antioxidants and the degenerative diseases of aging" vol. 90, sep 1993]
 
La mia esperienza con la vitamina C.

Personalmente per quanto riguarda me, ho avuto una recente esperienza.
E' stato durante l'ultima mia influenza, nella quale la mia tolleranza ha superato i 20g/24h, dividendoli in 5 dosi assunte ogni 4 ore.
La soglia esatta non la so perchè mi sono fermato a 20 grammi.. non so quanto in alto sarei potuto andare, eppure non ho avuto sintomi fastidiosi come la diarrea.
Chi mi conosce di persona sa che quando mi ammalo di influenza mi si gonfiano le tonsille e tendenzialmente sono ridotto ad uno straccio, eppure durante la supplementazione con l'acido ascorbico (vitamina C) la maggioranza dei sintomi sono rimasti soppressi ( percepiti, ma soppressi ) consentendomi lo svolgimento delle normali attività diurne.
La cosa interessante di questa esperienza? I sintomi venivano soppressi in modo proporzionale alla dose di vit. C assunta.
Se calavo molto le dosi i sintomi riaffioravano, se rialzavo il dosaggio i sintomi tornavano in stato di "contenimento".

E' certamente un argomento che vale la pena approfondire, sotto numerosi aspetti e applicazioni.

Ho trovato utili i seguenti riferimenti:

- "Guarire con la Vitamina C" di Stefano Pravato. (libro eccezionale, in lingua italiana, by macro edizioni)
- Fondazione vitamina C:  www.vitamincfoundation.org/

- Libri e articoli dei seguenti scrittori / scienziati:
Linus Pauling ( molto famoso, doppio nobel, quest'uomo era un genio. )
Thomas Levy
Hickey e Saul (Vitamin C: the real story - basic health pubblications / the science of vitamin C)
Robert Cathcart
http://orthomolecular.org/



La cosa buffa? mio zio mi ha sempre inseguito coi discorsi sulla vitamina C, per tutta la vita.. e io non gli davo mai retta.
Il mondo è davvero strano.





martedì 15 ottobre 2013

Elogio all'amicizia

I veri amici sono pochi.

Li conti sulle punte delle dita.

Sono loro che uscirebbero dal tracciato pur di aiutarti.

Gli amici dei giovani di oggi sono gli amici di facebook.
Basta troppo poco per chiamare qualcuno "amico".
Ad alcuni è sufficiente chiedere il nome al prossimo e farci due chiacchere per definirlo "amico".

A proposito delle amicizie su facebook! poco tempo fa lessi una battuta ironica:
"Si è scoperto un nuovo strumento altamente tecnologico che unisce le persone in un modo a dir poco perfetto: andare a bersi un caffè al bar e scambiarsi due chiacchere".
Per certe persone questo non potrebbe essere più vero.

L'amicizia vera non è una parola fine a sé stessa, è un set di norme comportamentali, simili all'onore ma verso gli altri, una serie di regole non scritte basate sul rispetto ( scrissi un post al riguardo, lo trovate qui ).

Mi chiedo, per quale motivo è così difficile?.
Per quale motivo alcune persone si comportano intuitivamente nei confronti dell'amicizia mentre altre no?.
Ha a che fare con l'emotività?.

E' mio pensiero che il prerequisito necessario a due persone per iniziare ad essere amiche, è l'importanza.

Mettendomi in una situazione specifica, se non dò importanza ad una persona, sarà difficile che io decida di investire il mio tempo nel conoscere meglio questa persona.

Per capire meglio cosa intendo per "investire il mio tempo" introduco un'altra variabile che fa parte del gioco: l'Apertura.
Quando due persone si aprono fra loro, spesso e volentieri si espongono, più o meno consciamente.

Che sia questo il motivo della tanta difficoltà nel fare amicizie vere? E' perchè la gente ha paura di esporsi?.




Luci e ombre, scheletri ed armadi,
il cuore e la lama che lo trafigge.
E' forse necessaria la sofferenza,
per ghermire il laccio che da sempre ci affligge?.




























venerdì 11 ottobre 2013

Il Bene e il Male

Viviamo in un mondo manipolato dal nostro passato, e dal modo in cui veniamo cresciuti.

Fin da piccoli veniamo istruiti a categorizzare, forse come forma di protezione, un modo che i nostri genitori adottano per tenerci alla larga dai guai.

E' ben risaputo il modo in cui, in passato, il concetto di bene e male sia stato manipolato per  scopi personali.
Dai Re alla religione, dai politici a coloro che ci sono vicini.

Odio, guerra, discriminazione.
 
La cosa peggiore? molte persone sono assolutamente convinte di essere dalla parte del giusto e discuterci è molto difficile.
In particolar modo le persone cresciute in un ambiente dalla mentalità molto chiusa.
Ho scelto di scriverlo in questi termini per evitare che qualcuno di voi possa sentirsi offeso, sappiate che non è assolutamente mia intenzione.

Non ci si pone mai la domanda fatidica.

 "Sto davvero facendo del bene?".
"Considerando un qualcosa come male faccio gli interessi di qualcuno?" "Interessi Economici"?
"E' una conclusione a cui sono arrivato personalmente o sono stato influenzato da qualcuno?".

Più di una volta mi è saltata agli occhi la classica categorizzazione delle cose come se fosse un bene o un male.

Non dico che non sia stata utile in qualche modo.
Essendo cresciuto seguendo la religione cattolica cristiana sono certo che in qualche modo, mettermi dei paletti e ragionare in quei termini mi abbia tenuto fuori da molti guai, soprattutto in un periodo difficile come lo è l'adolescenza.
Eppure non posso fare a meno di mettermi in discussione.
E se le cose fossero andate diversamente? Sarebbe stato meglio o peggio?.

Io penso che bene e male intesi nell'ottica moralista non esistono, esistono solo le intenzioni.

Su certi fronti cito una perla di Luttazzi: "Se non giochi al gioco non fare le regole".
Fa certamente riflettere.


 





martedì 8 ottobre 2013

La Domanda e la Risposta

Ho spesso sottovalutato l'importanza della domanda.. e della risposta.

Seguo il discorso che avevo iniziato in questa discussione: Coscienza e Chiodi .

Quando poni una domanda a qualcuno, su un qualsiasi argomento, lo fai o per iniziare la comprensione di un nuovo concetto, oppure per completare un concetto che è già formulato nella tua mente.

In entrambi i casi il livello di comprensione non è ancora completato nella sua interezza, si capisce il senso ma non completamente le implicazioni.

Questa è la mia riflessione:
Domandare non è che un modo per acquisire una o più "interpretazioni" (rif. coscienza e chiodi).

"Capire" è quando una persona ha accesso a tutti i risvolti/interpretazioni di un determinato concetto.

A volte una "interpretazione" è sufficiente per intuire tutte le altre.. e quindi capire.
Altre volte no.
La natura della interpretazione è di tipo archetipico, non si può misurare o quantificare.
Come tale non ha dimensione, non ha un inizio o una fine.
E' il senso compiuto di un'idea e ha molte sfaccettature.

Prendere coscienza di questa dettaglio è molto producente, dopotutto gli insegnanti veramente in gamba non riescono forse a illuminare la stessa cosa con una luce diversa?.

"Come?" vi chiederete voi.

Se una risposta non è sufficiente bisogna cambiare approccio e dare una risposta che fornisca ulteriori interpretazioni.. persino le parole usate, il tono e l'enfasi possono dar luogo ad una interpretazione!.

Sicuramente ci saranno individui più portati di altri su certi frangenti.
E' normale che in una classe, una parte degli studenti capisca quello che dice l'insegnante e un'altra parte non la capisca.
Il fatto è che dubito sia solo un fattore relegato all'intelligenza di una persona, oppure solo al "canale" (es. sistema VAK) utilizzato per trasmettere tale informazione, solitamente non basta una risposta sola per avere una "visione completa".

Mi domando se essere coscienti delle implicazioni delle domande e delle risposte può in qualche modo arricchire la qualità dell'insegnamento o di una banale conversazione? O persino di un aspetto ancor più profondo come il rapporto genitori e figli.