Cammino spesso sotto i portici di Bologna.
Questi portici sono incredibilmente efficaci nel consentire l'uso del centro storico anche quando piove. Bologna è famosa per questo particolare.
E' proprio sotto i portici che si trovano spesso i senza tetto..e le persone che chiedono denaro per tirare avanti, fra la menzogna e la necessità reale.
L'altro giorno quando ci pensavo mi è saltato in mente il Bushidō, il codice d'onore che avevano i Samurai.
Un'altra immagine che mi ha evocato è la stratificazione a caste famosa nella società indiana.
Sono solo esempi, ma penso a questi due parallelismi perchè entrambi condividono una visione discriminatoria del valore personale.
Sono esempi che hanno avuto (e che spesso hanno ancora..) un impatto sociale molto forte.
Per visione discriminatoria intendo che all'interno di questi riferimenti, lo status di una persona, l'appartenenza ad una casta molto bassa o la perdita dell'onore comportano la totale perdita del proprio valore di essere umano.
Nei casi più evidenti le persone non ti considerano più come un loro pari, spesso ti ignorano.
Tralasciamo il passato per un momento, voliamo alla nostra vita di tutti i giorni.
Perchè molte persone ignorano coloro che vivono per la strada a prescindere?.
Perchè molte persone sane che vedono una persona disabile, si girano dall'altra parte facendo finta di essere intente a fare dell'altro?.
Ciò che mi chiedo oggi è la cosa seguente: E' possibile comparare la visione discriminatoria menzionata sopra, con il nostro comportamento? ci sono dei punti in comune?.
Mi rendo conto che ho fatto una associazione un po' forte, la scelta è voluta al fine di dare la possibilità di approfondire maggiormente.
Provo a rispondermi da solo, vediamo cosa salta fuori.
Se penso a me stesso non ho problemi ad ammetterlo.. l'ho sempre fatto.
Rifletto.
"Lo faccio perchè non voglio che si accorgano che li guardo. Lo faccio perchè se si sentono osservati si sentono anche giudicati come diversi e non voglio che stiano male per questo".
Questa riflessione mi porta a scrivere che la comparazione che ho fatto sopra è corretta per quanto riguarda l'atto di ignorare, ma nella radice di tale atto trovo molta differenza.
L'intenzione non è di ignorarli perchè valgono meno di me.. immagino che questo valga anche per molte altre persone.
Questo già di per se' è una grande differenza.
Se mi mettessi nei panni di questi individui, tuttavia, percepirei una cosa ugualmente simile alla discriminazione.
Questo sta a significare semplicemente che, a prescindere dall'intenzione, il problema rimane.
E' il frutto del ragionare per estremi?.
Se li guardo faccio loro un torto quindi smetto proprio di guardarli? ignorandoli?.
Ci deve essere una via di mezzo.
Forse sbaglio, ma la pietà perde valore ai miei occhi, in favore del rispetto.
Questo perchè pensare alla pietà mi ricorda due parti, una che è superiore e una che è inferiore.
Persino il dare del denaro ad una persona bisognosa mi evoca lo stesso sentimento, se lo faccio per pietà.
Trovo poco plausibile che questo sia casuale.
Mi piacerebbe che se aiutassi una persona, non lo facessi perchè mi fa pena o perchè ho pietà di lei.
Mi piacerebbe aiutarla perchè è un essere umano, al pari di me, con un sentimento di empatia che non nasce dalla pietà bensì dal rispetto.
Forse se la vedessi in quei termini, inconsciamente mi comporterei diversamente, forse non darei più l'impressione di giudicare gli altri quando li guardo.
Secondo i linguisti, più del 90% della nostra comunicazione giornaliera è non-verbale.
Sono convinto che la radice delle nostre emozioni possa fortemente influenzare il nostro modo di esprimerle.
Mi domando in che modo ci possa essere una opportunità di crescita su questi frangenti, da qualche parte si deve pur partire, nelle piccole cose di tutti i giorni.
Un buon inizio, per me, è stato il semplice atto di salutare queste persone, augurando loro buona giornata.
Non sembra, ma è investendo nelle piccole cose che si ottengono i sentimenti più grandi.
Questi portici sono incredibilmente efficaci nel consentire l'uso del centro storico anche quando piove. Bologna è famosa per questo particolare.
E' proprio sotto i portici che si trovano spesso i senza tetto..e le persone che chiedono denaro per tirare avanti, fra la menzogna e la necessità reale.
L'altro giorno quando ci pensavo mi è saltato in mente il Bushidō, il codice d'onore che avevano i Samurai.
Un'altra immagine che mi ha evocato è la stratificazione a caste famosa nella società indiana.
Sono solo esempi, ma penso a questi due parallelismi perchè entrambi condividono una visione discriminatoria del valore personale.
Sono esempi che hanno avuto (e che spesso hanno ancora..) un impatto sociale molto forte.
Per visione discriminatoria intendo che all'interno di questi riferimenti, lo status di una persona, l'appartenenza ad una casta molto bassa o la perdita dell'onore comportano la totale perdita del proprio valore di essere umano.
Nei casi più evidenti le persone non ti considerano più come un loro pari, spesso ti ignorano.
Tralasciamo il passato per un momento, voliamo alla nostra vita di tutti i giorni.
Perchè molte persone ignorano coloro che vivono per la strada a prescindere?.
Perchè molte persone sane che vedono una persona disabile, si girano dall'altra parte facendo finta di essere intente a fare dell'altro?.
Ciò che mi chiedo oggi è la cosa seguente: E' possibile comparare la visione discriminatoria menzionata sopra, con il nostro comportamento? ci sono dei punti in comune?.
Mi rendo conto che ho fatto una associazione un po' forte, la scelta è voluta al fine di dare la possibilità di approfondire maggiormente.
Provo a rispondermi da solo, vediamo cosa salta fuori.
Se penso a me stesso non ho problemi ad ammetterlo.. l'ho sempre fatto.
Rifletto.
"Lo faccio perchè non voglio che si accorgano che li guardo. Lo faccio perchè se si sentono osservati si sentono anche giudicati come diversi e non voglio che stiano male per questo".
Questa riflessione mi porta a scrivere che la comparazione che ho fatto sopra è corretta per quanto riguarda l'atto di ignorare, ma nella radice di tale atto trovo molta differenza.
L'intenzione non è di ignorarli perchè valgono meno di me.. immagino che questo valga anche per molte altre persone.
Questo già di per se' è una grande differenza.
Se mi mettessi nei panni di questi individui, tuttavia, percepirei una cosa ugualmente simile alla discriminazione.
Questo sta a significare semplicemente che, a prescindere dall'intenzione, il problema rimane.
E' il frutto del ragionare per estremi?.
Se li guardo faccio loro un torto quindi smetto proprio di guardarli? ignorandoli?.
Ci deve essere una via di mezzo.
Forse sbaglio, ma la pietà perde valore ai miei occhi, in favore del rispetto.
Questo perchè pensare alla pietà mi ricorda due parti, una che è superiore e una che è inferiore.
Persino il dare del denaro ad una persona bisognosa mi evoca lo stesso sentimento, se lo faccio per pietà.
Trovo poco plausibile che questo sia casuale.
Mi piacerebbe che se aiutassi una persona, non lo facessi perchè mi fa pena o perchè ho pietà di lei.
Mi piacerebbe aiutarla perchè è un essere umano, al pari di me, con un sentimento di empatia che non nasce dalla pietà bensì dal rispetto.
Forse se la vedessi in quei termini, inconsciamente mi comporterei diversamente, forse non darei più l'impressione di giudicare gli altri quando li guardo.
Secondo i linguisti, più del 90% della nostra comunicazione giornaliera è non-verbale.
Sono convinto che la radice delle nostre emozioni possa fortemente influenzare il nostro modo di esprimerle.
Mi domando in che modo ci possa essere una opportunità di crescita su questi frangenti, da qualche parte si deve pur partire, nelle piccole cose di tutti i giorni.
Un buon inizio, per me, è stato il semplice atto di salutare queste persone, augurando loro buona giornata.
Non sembra, ma è investendo nelle piccole cose che si ottengono i sentimenti più grandi.